Ti è mai capitato di guardare il tuo gatto e pensare: “Ok, adesso cosa mi sta dicendo?” Succede spesso, perché loro non “parlano” come noi, ma comunicano in modo chiarissimo, solo che usano un altro alfabeto. La buona notizia è che molti comportamenti hanno un significato preciso, e quando impari a leggerli la convivenza cambia davvero.
Il segreto è osservare i “pacchetti” di segnali
Un singolo gesto può ingannare, ma insieme a coda, orecchie e occhi diventa una frase completa. È un po’ come leggere l’intonazione in una chat: non basta la parola, conta il contesto.
Ecco cosa guardo sempre per primo:
- Coda (altezza, rigidità, movimento)
- Orecchie (in avanti, laterali, appiattite)
- Occhi (aperti, socchiusi, sguardo fisso)
- Postura (distesa, accovacciata, “gonfiata”)
Coda: la bandiera emotiva del gatto
La coda è il termometro più immediato.
- Coda eretta: in genere è sicurezza e buonumore. Sta dicendo “sono a casa mia, e sto bene”.
- Coda gonfia: qui l’emozione sale di colpo. Può essere paura, rabbia o anche eccitazione intensa. Se vedi anche schiena arcuata e pelo ritto, è più probabile che si senta minacciato.
- Coda che si agita: se è un’oscillazione vivace durante il gioco può essere eccitazione positiva. Se invece la sbattuta sul pavimento è secca e ripetuta, spesso significa fastidio o nervosismo, come dire “basta, mi stai chiedendo troppo”.
“Impastare” con le zampe: fiducia allo stato puro
Quando il gatto impasta con le zampe, quel movimento ritmico e ipnotico, di solito è un segno di tranquillità. È un comportamento legato ai primi giorni di vita, quando i cuccioli stimolano la mamma per il latte.
Se lo fa su di te, la traduzione è tenerissima: “sei un posto sicuro”. Non sempre è comodo, soprattutto se ci sono unghiette entusiaste, ma è uno dei segnali più chiari di affetto e fiducia.
Strofinarsi: saluto, territorio, euforia
Quando si strofina contro le gambe, contro gli spigoli o i mobili, non è solo coccola. Sta lasciando una firma olfattiva tramite feromoni, cioè sta dicendo: “questo è mio, qui mi sento bene”.
Le varianti più comuni:
- saluto quando rientri
- “riordino” del territorio dopo un cambiamento
- euforia, spesso in prossimità della pappa (sì, sono ottimi cronometristi)
Pancia in vista: fiducia, ma non sempre invito
Vedere il gatto che mostra la pancia è uno spettacolo: è il suo punto più vulnerabile, quindi di solito indica relax estremo e fiducia nell’ambiente.
Attenzione però: pancia all’aria non significa automaticamente “accarezzami lì”. Per alcuni è un invito, per altri è solo “mi sento al sicuro”. Se ti lascia toccare senza irrigidirsi, allora sì, hai un livello di confidenza altissimo.
L’occhiolino lento: il “ti voglio bene” felino
Il lento chiudere e riaprire gli occhi è uno dei segnali più belli. È come un sorriso silenzioso, un messaggio di calma: “non sono una minaccia, mi fido”.
Se ricambi con lo stesso gesto, spesso vedi che lo ripete. È un piccolo dialogo, semplice, quasi intimo, ed è legato al loro modo di comunicare nel linguaggio del corpo.
Miagolii, soffi e schiena inarcata: quando ascoltare sul serio
I miagolii cambiano molto da gatto a gatto, ma un miagolio breve e sommesso spesso segnala benessere in tua presenza, una sorta di “ok, tutto a posto”.
Diverso il discorso per questi segnali:
- Soffio: è un “stai lontano” chiarissimo, spesso per paura o difesa.
- Schiena inarcata, pelo ritto, orecchie indietro: cerca di sembrare più grande, quindi c’è disagio o minaccia percepita.
- Rannicchiarsi o accovacciarsi in un ambiente nuovo: sospetto o paura, vuole essere invisibile.
Quel “tic tic” di denti: frustrazione da predatore
Hai mai visto il gatto fissare un uccellino fuori dalla finestra e poi battere i denti? È tipicamente frustrazione: l’istinto di caccia è acceso, ma la preda è irraggiungibile. È come un morso mancato trasformato in rumore.
Una bussola rapida per orientarti
| Emozione | Segnali tipici |
|---|---|
| Affetto/Relax | coda alta, impasta, strofina, pancia esposta, occhiolino lento |
| Paura/Rabbia | coda gonfia o sbattuta, soffio, schiena inarcata, orecchie indietro |
Quando preoccuparsi (e quando no)
Età, personalità, contesto e persino routine cambiano tutto. Però una regola mi ha salvato tante volte: se vedi stress persistente (paura continua, aggressività improvvisa, isolamento, leccamento compulsivo), meglio parlarne con un veterinario. A volte è solo un cambiamento in casa, altre volte il corpo sta chiedendo aiuto.
Alla fine, questo “comportamento misterioso” non è affatto misterioso: è un messaggio. E quando impari a leggerlo, ti accorgi che il tuo gatto sta comunicando con te da sempre.


